Ivan
scomparso improvvisamente, a soli 37 anni, il 19 Luglio 2008
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da Liberazione del 20/07/2008
da Liberazione del 22/07/2008 da Liberazione del 23/07/2008 da Liberazione del 24/07/2008 |
Finalmente ti ho visto dietro i miei occhi chiusi
Stamani sono andato a lavorare, come tutti gli altri giorni, ma non ho
pensato a te. Testa fra le nuvole, memoria balorda, non ho zucca per
ricorrenze, compleanni; anche il passato, il mio, me lo lascio
raccontare dagli altri, e per quanto mi sforzi di ricordare a volte
sfugge. Ma io non lo tengo, non lo voglio tenere, perchè è acqua tra le
dita.
Oggi, nella calura della Val d?Adige, gridavano i falchi pecchiaioli, le
poiane, i gheppi... chiamavano forte lì in alto, ma non ti pensavo,
ascoltavo e guardavo lassù per vederli sfrecciare e girare e sentire la
libertà fare eco tra le rocce.
Poi a sera tornato a casa ero solo, stanco, ho cucinato e atteso i
bambini... e non pensavo a te. Ma poi la notte, il sonno non mi ha
voluto toccare, ero inquieto, anche triste. Finalmente ti ho visto
dietro i miei occhi chiusi, ma non volevo bagnarli e mi sono alzato.
Ho acceso il computer, scritto il tuo nome, ed ho saputo che oggi è il
19 luglio. Memoria bastarda, era il luglio del 1988 che siamo partiti
per Cuba, che i nostri sorrisi si sono incrociati e gli occhi con loro,
per non lasciarsi poi mai nei vent'anni a seguire. Quante cose potrei
raccontare di te in questi venti anni di incontri, ma non è vero, non ne
sono capace, il colapasta avvitato sul collo non me lo permette e tutto
ciò che mi resta, di te, è una pienezza nel petto, una risata sguaiata e
un sorriso da matto, ed ore ed ore di parole scambiate, di lotte e di
gare. Partite a pallone, partite a palletta, partite a muretta a scopa e
a calcetto. Quanto gioco Ivàn, quanto gioco...
Ne avevo bisogno, della tua pesante leggerezza, della tua matta
dedizione, della tua bella testa lucida di pensieri; ma sono troppe le
cose che sei stato per elencarle, ed ora che non sei qui, in carne e
risate, a volte entri di sorpresa in me, e sei un buco nel cuore, un
buco grande come te, e risento intatto il tuo peso negli incontri di
lotta che mi piomba addosso, e che ora mi piega la bocca.
Fa male pensarti, fa male ricordarti, ma è un dolore che ha sapore di
vita buona, di vita pulita, è un tesoro che ci hai lasciato e che non
potrò mai perdere.
Cazzo Ivàn, se fossi cattolico o giù di lì, ti chiederei di abbracciare
tutti laggiù a Roma, Francesca, Dino, gli amici, Olga, e Roma stessa, ma
sai com'è...mi sà che lo dovrò fare da solo, prima o poi
Il tuo fratello vigliacco
Thomas
Associazione Ivan Bonfanti
http://www.associazioneivanbonfanti.org
Carissimi e carissime,
siamo riusciti finalmente ad aprire il conto corrente dell'associazione Ivan Bonfanti. Lo troverete in calce a questo messaggio.
Diffondetelo ad amici e parenti, se potete. Nei prossimi giorni i fondatori dell'associazione si riuniranno per discutere dei progetti che vorremmo finanziare. Ve li ricordo: un premio giornalistico - proprio oggi è arrivato il patrocinio di Stampa Romana (il sindacato dei giornalisti del Lazio);
un aiuto concreto per il dialogo tra israeliani e palestinesi; il supporto ad un canile/gattile. Stiamo lavorando per concretizzare tutto questo.
Pensiamo di stabilire una quota associativa minima (venti euro) e una quota da sostenitori (cinquanta euro), e naturalmente accettiamo volentieri donazioni e quote più alte. Se volete potete specificare a quale progetto volete aderire, in caso contrario i fondi saranno utilizzati indifferentemente per tutti e tre.
Dopo aver effettuato il versamento, inviate una mail ad associazioneivanbonfanti@gmail.com sarete così aggiunti nella mailing list e potrete conoscere nel tempo le finalità dei progetti che contribuite a finanziare.
Con l'occasione vi ricordo che a breve, si spera entro l'ultima settimana di settembre, da Feltrinelli (al negozio di Largo Torre Argentina) potete acquistare una rivista letteraria, Primo amore, che questo mese pubblica tre reportage di Ivan dalla Romania. Ringrazio Giovanni Giovannetti, l'editore della rivista. Così come ringrazio coloro che con fatica ed entusiasmo stanno continuando la pubblicazione settimanale di Liberazione animale, la pagina animalista di Liberazione che esce ogni giovedì, e cioè Gualtiero Crovesio, Carla Cotti, Sandro Podda, Leonora Pigliucci.
Ringraziamo anche Paolo Butturini, il segretario di Stampa romana, che ci sta aiutando per il premio. Con lui Leonardo Coen, Piero Sansonetti, Franco Battistini, Ugo Tramballi, Lucio Manisco e Daniele Zaccaria che hanno accettato di far parte della giuria. Un abbraccio a Chiara Piva, che condivide mail e bozze ed è una indispensabile consigliera. Angelica De Rossi, che si è offerta per il canile. Luisa Morgantini, che cercherà di farci da ponte per la Palestina. Alessandro Mantovani, che supervisiona i lavori. Luca Saraceni, che ha disegnato un logo bellissimo per l'associazione. Valentino Corvisieri e Marcello Magi Spinetti, che continuano a curare con affetto questo sito. Asher Salah, Claude e Marlène, che da Gerusalemme offrono un appoggio preziosissimo. Chiunque voglia darci una mano, sarà il benvenuto. E scusate se ho dimenticato qualche nome, siete davvero tanti.
BANCA NAZIONALE DEL LAVORO DIPENDENZA DI ROMA AG.5
C/CORRENTE N. 002063 PRESSO 6305 ROMA AG.5
ASSOCIAZIONE IVAN BONFANTI VIA ANCONA 21 00198 ROMA RM
COORDINATE BANCARIE: IBAN IT 96 G 01005 03205 000000002063
Ivan, ventenne, bello, che ride...
Avviso
Nei prossimi giorni fonderemo una associazione intitolata a Ivan per curare dei progetti concreti in sua memoria. Sono progetti che Ivan apprezzerebbe molto. Per prima cosa, un premio giornalistico indirizzato a giovani reporter. Il bando partirà a settembre e sarà patrocinato da Stampa romana, il sindacato dei giornalisti del Lazio, ma raggiungerà un livello nazionale perché diffonderemo il premio alle scuole di giornalismo italiane. Poi finanzieremo una borsa di studio per ragazzi e ragazze palestinesi che frequentano un liceo di Gerusalemme. Abbiamo scelto questa scuola grazie a Marlène, la moglie di Claude - qualcuno di voi ha avuto la fortuna di conoscerli durante il loro recente viaggio in Italia - che lavora proprio in quell'istituto e ci aiuterà a scegliere anno dopo anno lo studente o la studentessa particolarmente bisognoso/a. Infine nelle prossime settimane individueremo un canile al quale destinare una parte dei fondi raccolti. Le finalità dell'associazione sono elastiche, e saremo felici di coinvolgere tutti nella scelta dei progetti. Se avete delle idee, siamo qui pronti ad ascoltarvi. Pensiamo di stabilire una quota associativa minima (venti euro) e una quota da sostenitori (cinquanta euro), e naturalmente accettiamo volentieri donazioni e quote più alte. Ci cosituiremo come onlus così potrete dedurre dalla tasse le eventuali donazioni. Per informazioni e per adesioni scrivete a associazioneivanbonfanti@gmail.com. A breve risponderemo a tutti fornendo il numero di conto corrente per versare la quota. Periodicamente i soci riceveranno il resoconto di quello che stiamo facendo. Grazie a tutti
Caro Ivan, ora parlaci tu!
Caro Ivan,
i tuoi genitori, e noi tutti, avremmo voluto gridarti, in tempo e con maggior forza: “Ivan, resta con noi, perché si fa sera” *
Ma tu sentivi che la strada si faceva stretta e non c’era tutto il tempo che ti sarebbe occorso per cogliere nuovi orizzonti e per immergerti nel respiro del mondo; e così te ne sei andato, come se il vivere una sola vita,
in una sola città,
in un solo paese,
in un solo universo,
vivere in un solo mondo
ti fosse prigione; come se conoscere una sola lingua,
un solo lavoro
un solo costume
una sola civiltà,
ti fosse prigione.
Ora non ci rimane che dirti:
“Piccola anima smarrita e soave, compagna e ospite del corpo, ora t'appresti a scendere in luoghi sconosciuti, ardui e spogli, ove non avrai più gli svaghi consueti. Un istante ancora!
Guardiamo insieme le rive familiari, le cose che certamente non vedremo mai più... Cerchiamo d'entrare nella morte a occhi aperti...". **
Ivan, ora parlaci tu. Consola Francesca e Dino, Laura e tutti noi.
Sì, parlaci ancora una volta, caro Ivan, carissimo figlio, nipote, cugino, amico, fratello, collega e compagno; dicci come fare, per non morire di dolore.
“Non dovresti conoscere la disperazione
se le stelle scintillano ogni notte;
se la rugiada scende silenziosa a sera
e il sole indora il mattino.
Non dovresti conoscere la disperazione, seppure
le lacrime scorrano a fiumi:
non sono forse gli anni più amati,
per sempre vicini al tuo cuore?
Piangono, tu piangi, così deve essere;
il vento sospira dei tuoi sospiri,
e dall'inverno cadono lacrime di neve
là dove giacciono le foglie d'autunno;
pure, presto rinascono, e il tuo destino
dal loro non può separarsi:
continua il tuo viaggio, se non con gioia, mai con disperazione!” ***
Roma, Mercoledì 23 Luglio 2008
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* Vangelo di Luca: “Quando furono vicini al villaggio dov’erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. Ma essi insistettero: "Resta con noi, perché si fa sera e il giorno già volge al declino". Egli entrò per rimanere con loro.”
** Marguerite Yourcenar
***Emily Bronte
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Mompeo 19 luglio 2009
Ciao Ivan, hai visto quanti amici ti hanno ricordato? Un velo di mestizia, ma lieti e sereni accanto a mamma e papà, nell’assolato pomeriggio di Mompeo.
Proprio come li avresti voluti! Bravo! Hai seminato generosità ed il raccolto è buono
e copioso: gente sana, che ti guarda in faccia e che si sta dando da fare per rendere “attiva e perenne” la tua memoria. Dormi in pace, caro nipote; non sei solo!
Da quel giorno tutto è insopportabile
Passi presto quel giorno...
Passi presto quel giorno
I giorni continuano a passare
Caro Ivan, i giorni continuano a passare. Giorno dopo giorno il mio dolore rimane, la promessa di portarti con me non lo lenisce affatto. Sembra anzi che più passi il tempo e più si accresca la rabbia per non averti accanto. Ti parlo, ti penso e piango ancora più forte, oggi. Ti ho portato, ti porto con me nella vita di tutti i giorni, amandoti ancora. Ma questo non mi basta. Quella promessa non serve a cambiare il dolore di ieri, di oggi. Penso che vorrei sapere come hai vissuto i tuoi ultimi giorni da quel 21 giugno di Italia Spagna. Vorrei sentirti ridere, abbracciarti tanto e dirti che ti voglio bene. Sai sono felice per la mia vita in questi giorni, sono positivo, vedo le cose belle, amo la vita. Vorrei che potessi ancora ridere di me, con me. Vorrei sentire il tuo abbraccio. I ricordi non mi bastano. Ti voglio tanto bene.
Francesco
Ponza
cara laura, cari francesca e dino, cara imelda, carissimi tutti e tutte,
sono appena tornata da ponza, quattro giorni di sole e di colori: c'ero già stata, ma questa volta c'era mio cognato che conosce l'isola sul serio e ce l'ha fatta vedere dal mare, caletta dopo caletta. Pur essendo un animale non del tutto marino sono rimasta abbagliata.
Volevo solo dirvi che in questi giorni, mentre mi godevo tutta quella meraviglia, ivan mi è tornato in mente tante volte, in momenti diversi. Lì per lì non capivo neanche bene perché. Non posso considerarmi un'amica di ivan, solo una collega di lavoro che gli voleva bene, non parlavamo così tanto. Ho dovuto tornare in redazione, chiedere agli altri, ricordare piccoli brandelli di conversazioni con lui. Era proprio Ponza il mare verso cui tante volte scappava mandando a fanculo tutto, da cui tornava con un'altra faccia, di cui raccontava beato. Mi sono ricordata le foto in barca che abbiamo pubblicato anche noi su liberazione, sono venuta qui a cercarle e ho trovato il video bellissimo del nuoto sincronizzato e dei tuffi.
Chi di noi è più tentato da una dimensione spirituale può pensare che davvero le persone continuino ad esserci, o almeno ad aleggiare, nei luoghi dove sono state felici. Agli altri non sembri ridicolo. Altrimenti possiamo confermarci che parti di ivan sono dentro di noi che gli siamo stati accanto, e ogni tanto si attivano - anche inconsciamente - e continueranno a farlo. In tante persone, tante occasioni.
Volevo condividere con tutte e tutti voi l'emozione di questa (non cercata) conferma. Sono passati undici mesi. Ho taciuto spesso i ricordi che mi sono tornati a sprazzi con la preoccupazione, magari sbagliata, di interferire malamente con la fatica di chi - qui, accanto a noi ogni giorno, prima di tutti laura - tenta di elaborare il lutto. Questa volta è stato tutto troppo vivido. Un abbraccio molto commosso
Carla
Articoli dalla città eterna
Carissimi e carissime,
pubblichiamo nuovi pezzi di Ivan. Non sono reportage, ma articoli scritti da Roma da gennaio a luglio 2001. E difatti l'ultimo che troverete parla di una pesante perquisizione della polizia
ai danni del movimento a pochissimi giorni dall'apertura del G8 di Genova. Certamente preferirete la cronaca della vittoria dello scudetto, quel giorno Ivan vide la partita alla Torre. Io ancora non lo conoscevo (ci siamo presentati a settembre 2002), ma mi raccontava spesso quell'incredibile pomeriggio (nel pezzo è incluso un riferimento ad Alessandro Mantovani).
Ricordo che a fine luglio dell'anno scorso volevo regalare a Daniele Zaccaria un libro di Ivan, e avevo scelto la biografia di Maradona. Peccato che quel libro gliel'avesse regalato proprio Daniele, e difatti tra gli articoli ne troverete anche la recensione. Poi: la misteriosa chiusura dell'ambasciata americana di via Veneto, la vittoria dell'ennesimo sindaco bianco nella multietnica Los Angeles, una strage di donne in Nigeria proprio in coincidenza con l'8 marzo - le ragazze erano state chiuse a chiave in una scuola per timore che incontrassero i maschi, è scoppiato un incendio e sono bruciate vive, un'intervista ad un dirigente del gruppo colombiano Eln, la Colombia schierata contro la Coca-cola, Bush che prepara la guerra in Iraq.
Un abbraccio forte
4 gennaio 2001
7 gennaio 2001
11 febbraio 2001
24 febbraio 2001
27 febbraio 2001
9 marzo 2001
5 aprile 2001
12 aprile 2001
7 giugno 2001
19 giugno 2001
13 luglio 2001
13 luglio 2002
18 luglio 2002
Ivan amatissimo
Ivan amatissimo
mi manchi tanto e profondamente. Il dolore è sempre tanto e troppo poco. E’ difficile, quasi impossibile trovare luogo e parole, il dolore e le parole non dicono il silenzio muto. Non so dire lo spaesamento, la tua assenza, il mistero della vita e della morte fusi e confusi insieme per sempre. I discorsi e le parole consolano o disperano.
Come portarti dentro? Come mantenere viva, in qualche modo, la tua presenza, la memoria di te, il tuo essere? In qualche modo ci appartieni. Il tuo non esserci ci scuote dal torpore. Noi, che non apparteniamo a una religione, ma sicuramente abbiamo della vita una tensione verso la spiritualità, lasciamo aperto il mistero della vita e della morte, non abbiamo facili risposte.
Amavi intensamente la vita: cosi ti vedo nel mio continuo immaginarti: la tua immediata e intuitiva intelligenza, ancora prima che politica era impregnata di umanità. Il tuo istinto profondo, la tua vitale irruenza, la tua spiccata socievolezza ti portavano all’incontro, che diventava quasi sempre amicizia, fratellanza, condivisione.
L’immediatezza di “vederti”, la facilità di immaginarti, mi sei presente nei tanti modi del tuo essere. Cosi mi arrivi, così ti conosco: sorriso aperto, il caloroso abbraccio, una immediata irritazione, una pacca sulla spalla di affettuosa complicità.
Abbiamo vissuto insieme quando eri piccolo: tanto tempo, tanto amore, tanta storia. Il nostro soggiorno a Parigi, con il tuo amico Alessandro. La Bretagna e tanto altro. Chiara e altri amici a casa mia. Eravamo tutti e due indaffarati e apparentemente lontani, ma allo stesso tempo un legame solido e profondo ci univa, di amore ed empatia, semplicemente c’eravamo.
Ivan amatissimo il tuo percorso di vita lo vedevi raggiungibile.
C’era Laura: il tuo amore un progetto di vita.
Zia Imelda
Badolato 19 maggio 2009
WWF e Adozioni
Come molti di voi sapranno a Ivan piacevano molto gli orsi. Vi segnalo questo link in cui troverete maggiori dettagli.
Un abbraccio a tuttiwww.wwf.it/adozioni
Da Nicola
Caro Ivan,
ti scrivo solo ora perché solo ora ho scoperto di poterlo fare per qualcuno, per Laura, di cui mi hai parlato di sfuggita l’ultima volta che ci siamo visti.
Del resto, a te solo ho già dedicato tanti innumerevoli pensieri. Il giorno che Chiara mi ha dato la notizia ho pensato di smettere di fumare, così sarei stato costretto a pensarti almeno una decina di volte al giorno. Non so perché avevo paura di dimenticarti. Ma forse era solo paura di perderti per davvero, cosa che ancora mi sembra impossibile.
Mi dissi che avevi trovato Laura, ne rimasi toccato. Anche se avevo già capito quanto eri buono, continuavo a sorprendermi. Mi chiamavi pischello, ma fin dal primo giorno mi hai trattato come un amico, un pari, anche tra le stanze grigie del Parlamento dove è difficile saltare le gerarchie. Quella confidenza mi toccò il cuore. In fine dei conti ci conoscevamo da poco, sapevi che ti ammiravo, sapevi che volevo qualcosa da te, che mi facessi scrivere. Ma non mi hai mai voltato le spalle infastidito, come sarebbe stato normale. Non mi hai mai guardato dall’alto in basso. Timidamente ti avevo mandato un articolo per sapere cosa ne pensavi, corredato di frasi del genere “se non hai tempo capisco, non ti preoccupare”. Non ricevetti risposta. Ma la volta dopo che ti ho visto, passate due settimane, quando pensavo te ne fossi completamente dimenticato, mi hai chiamato nel tuo ufficio e mi hai consegnato l’articolo corretto riga per riga, con suggerimenti e rimproveri. Una lectio magistralis di mezz’ora. Chi te l’ha fatto fare? Proprio in quel periodo in cui venir su a Bruxelles ti faceva vomitare. E anche l’articolo poi era noioso.
Il tuo dirmi di Laura, le tue pacche sulle spalle, le prese per il culo erano tutti atti di pura bontà, bontà che disperdevi ovunque andavi. Ti ricordo spesso insieme a Johnatan. Anche lui, come me, un po’ disadattato in quell’ambiente, ti ha visto come un gigante buono e paterno. Sei per sempre il nostro BigIvan.
Nicola
Ivan, articoli dal mondo
Per mesi sono rimasta incerta se pubblicare gli articoli di Ivan. Ricordo che una sera mi chiamò dalla Romania, dopo un lungo viaggio in autobus da Roma con i rumeni che scappavano dalla caccia allo zingaro, per leggermi con titubanza il pezzo appena scritto. Era bellissimo. Era bellissimo perché Ivan sapeva tradurre in parole gli sguardi, le persone, la vita. Eppure non era soddisfatto, raramente lo era. Inquieto, cercava di perfezionarsi sempre. Tutti voi che lo conoscete - parlo al presenteperché Ivan lo conoscete anche adesso - sapete quanto amasse fare la valigia, prendere un aereo e tuffarsi nella realtà delle cose con una umanità preziosa. Nel nostro viaggio a Gerusalemme abbiamo incontrato Ugo Tramballi, bravissimo giornalista del Sole 24ore e amico di Ivan. Ha detto: <Ivan non aveva la spocchia e il cinismo naturale in molti inviati in zone di conflitto>. Non rimaneva in albergo a inventare strade e pallottole mai viste. Sono rimasta incerta per lungo tempo perché Ivan pubblicava ma non vantava nulla, mai. Tuttavia penso, pensiamo, che leggere i suoi pezzi ci aiuta a sentirlo vicino e ci aiuta, anche, a trovare il filo della storia presente raccontata attraverso i suoi occhi, la sua tastiera. Oltre ai reportage, ho voluto includere anche i pezzi scritti da Roma.Per settimane l'intera redazione ha sfogliato l'immenso archivio (10 anni di quotidiano, oltre tremila numeri e inserti e approfondimenti) per scovare e fotocopiare i suoi pezzi. Ringrazio tutti i miei colleghi e specialmente Laura, Betta e Tiziana per aver catalogato tutto con la consueta precisione.
Vi abbraccio con affetto,
Laura
www.ivanbonfanti.com/articoli/articoli 2003/
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Tutti gli articoli di dicembre 2001
Tanti auguri Ivan!
Oggi è più difficile. La giornata uggiosa non aiuta neanche. Sono disperato. Comunque auguri
Valentino
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Tanti auguri Ivan! Ogni anno, ovunque fossi, ricevevi questa mia telefonata, che ti lasciava sempre un po’ sorpreso. Ogni volta mi chiedevi: “ma come fai a ricordarti? Che memoria d’elefante!” Ma tu non sapevi che era molto facile per me ricordare il compleanno di un amico vero, di una persona straordinaria come te, che ho sempre sentito vicina anche quando le distanze non permettevano quella consuetudine che ci potevamo consentire da adolescenti. Non riesco a dire di più, non posso dire di più se non che ogni volta che passo nei tuoi, nei nostri luoghi immancabilmente il pensiero vola a te, al tuo sorriso bonario e al contempo canzonatorio, al tuo sguardo vivace, alla tua voce profonda. Un abbraccio.
Carlo
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Ciao cugino caro,
ti porto sempre nel cuore
Silvia
Le mie mani ti raggiungono e ti accarezzano
Amore mio, quanto sarebbe meraviglioso guardarti adesso e chiederti: andiamo alle terme?
Parliamo di quello che succede al giornale? Mi abbracci un poco, per favore?
E dato che ci siamo, mettiamoci il cappotto e andiamo a fare una passeggiata per San Lorenzo.
Camminiamo verso "I colli emiliani", come al solito tu quattro passi avanti e io cinque passi indietro,
hai le gambe lunghe e sei troppo impaziente per rallentare. Così mi fermo, fa freddo, ti guardo
andare avanti, poi ti accorgi che non ci sono, mi raggiungi e finalmente adotti la mia stessa andatura.
Questo era, l'andatura.
Torniamo a casa? Non parliamo di lavoro, ti prego. Fammi ridere, ecco.
Amore mio, esistono dei giorni in questa vita anormale e impossibile, il sole sorge e tramonta
e tu non puoi nemmeno commentare questa pioggia che cade a torrenti. Ho spento la televisione,
andiamo a dormire? Ho freddo, mi tieni accanto? Nelle serate buie come questa,
mi immagino che mi guardi dalla finestra e non ho paura. Immagino che per qualche
strano motivo non puoi entrare qui, nello spazio nostro, e che mi vieni a trovare di nascosto,
nella notte. Mi guardi e sorridi, poi te ne vai. Non sono più arrabbiata come poco tempo fa, quando
ti sbattevo gli scuri in faccia e non mi permettevo nemmeno di parlarti.
Parliamo? Che poi come sempre parli tu, e quasi litighiamo per prenderci la parola.
Hai sentito come ti immagino, al bordo di un lago mentre ascolti i rumori del bosco. Te ne sei andato
a vivere in una capanna, un cumulo di pensieri rovinosi ti impedisce di dormire
ma sappi che le mie mani ti raggiungono e ti accarezzano.
Laura
"bella" amico, mi manchi
Ciao Ivan
Mi ero "legato" ad una sedia per impormi uno sforzo che mi permettesse di lasciare il vecchio lavoro per iniziarne un altro.
Anche tu altre volte avevi manifestato lo stesso desiderio non perchè insoddisfatto come me ma per la voglia di cambiare, di provare che avevi e che ti contraddistingueva.
Ero solo a studiare - un giorno di quattro mesi fa...- in quella casa paterna che ci ha visto giocare così tante volte assieme con Vale e i nostri amici.
Ogni giorno, da quello, ti ho portato con me amico, più di quanto immaginassi fosse possibile.
Ti ho portato con me correndo alla Caffarella, guardando lo spettacolare splendore della natura, degli alberi, del cielo e delle nuvole.
Ti ho portato con me ogni giorno in un modo diverso.
In questi quattro mesi, soltanto quattro!!!, ogni giorno sei stato con me e naturalmente con tutti quelli che ti hanno conosciuto e voluto un mondo di bene.
Caro omone
piango, sai per me è un'impresa, mentre ti scrivo piango tanto a tratti da non vedere lo schermo di fronte ai mie occhi...
Io non riesco a condividerlo questo dolore, lo porto con me, ognuno è fatto a modo suo.
Io sono fatto così, con il dolore so che mi porto anche quel pezzo di te come ti ho promesso.
Caro Ivon, Ivanascaja, Ivn
ti chiedo scusa per quel giorno di inizio anno quando assieme a Vale, Fabrizio, Edo siamo scesi da casa tua per prendere una cosa da mangiare durante l'intervallo di una partita di calcio. Abbiamo vagato un pò per le strade di San Lorenzo poi presi dalla "fame" ci siamo imbucati da un kebabaro di fronte la Formula 1.
Dopo aver mangiato mentre tornavamo mi sono reso conto che ti eri incazzato, e non poco.
Non avevamo avuto la sensibilità di andare in un posto in cui anche tu, ormai vegetariano, potessi mangiare.
Caro Ivan
penso a tutto questo e ho tanto dolore per chi ti ha cresciuto tutta la vita, per il loro strazio continuo, la loro sofferenza.
Dino, Francesca voglio che sappiate almeno questo e mentre lo scrivo mi chiedo se sia giusto infliggervi altra sofferenza, in questo caso la mia, alla vostra.
Così come mi chiedo se sia "giusto" l'organizzare tante iniziative, tante occasioni che possono aggiungere acuti di dolore alla continua sofferenza che vi portate dentro.
Per questo vi chiedo, comunque, scusa.
Può essere vero che condividere e rendersi conto appieno dell'immenso amore che tutti noi abbiamo provato e proviamo per Ivan può esservi, soltanto in minima parte, di conforto.
Francesco
Tutti i badolatesi
Non sapevo che Ivan fosse morto e né che fosse nipote di Imelda, carissima amica di tutti i badolatesi. Ne venni a conoscenza casualmente, quando martedì scorso, uscendo da casa di mia madre, salutai Imelda che in quell’istante stava passando. Le chiesi come stava, giacché era dalla passata estate che non ci vedevamo. <<Non tanto bene - rispose - >> Mi raccontò brevemente della scomparsa di Bonfanti ed io rimasi di stucco. Riuscii solo ad abbracciarla e a dirle: <<Mi dispiace!>> Imelda si riprese subito informandomi che c’era un sito presso il quale era possibile inviare un messaggio. Lo faccio ora per dire senza tanta retorica: Chi muore vive nei ricordi di chi lo ha amato. Chi è vissuto amando non sarà mai dimenticato. Nella sua esistenza, Ivan Bonfanti ha amato, gioito, sofferto e lavorato con passione. Per la sua donna è stato compagno di vita. Per i suoi amici compagno di giochi. Per i suoi colleghi compagno di lavoro. Per i comunisti come me è stato compagno di lotta. Per i suoi genitori era tutto. A tutti coloro che hanno avuto il privilegio di conoscerlo personalmente, amarlo e di stargli vicino, dico con un po’ d’invidia: Siete stati fortunati.
Pietro
E' successo tante volte
"E' successo tante volte che tu partivi per lavoro o per altro e passava del tempo prima che ci rivedessimo, dentro me è e sarà sempre così, non potrò
mai accettare di aver perso un amico tanto prezioso.
Il tempo non riuscirà a farmi accettare la realtà.
Ti aspetterò come tutte le volte che sei partito senza di me."
Fabrizio
Circolo di Rifondazione "Ivan Bonfanti" - Appuntamento il 9 novembre
Carissimi,
domenica 9 novembre verrà intitolato il circolo di Pietralata a Ivan. Ci incontreremo alle 10.30 a via del Peperino 33, davanti al circolo. Chi vorrà potrà portare un contributo personale, una canzone, qualche parola, una foto. Girate l'invito a chi desiderate. Per contatti: 348 85 21 635 (Laura)
Il circolo di Pietralata vi invita anche a vedere tutti insieme il derby Roma-Lazio, la sera del 16 novembre.
Un abbraccio a tutti
Caro, caro Ivan
da Elisabetta
Ciao Ivn (come ti chiamava Valentino)
solo oggi ho saputo della tua scomparsa
e solo oggi posso piangerti ricordandoti come eri quando ti ho conosciuto per la prima volta a Ponza e quando ti ho conosciuto meglio poi a Roma nei due anni che ho avuto modo di frequentarti.
Guardo la tua foto sul blog...sei proprio tu...il "gigante buono" come ti chiamavo io quando parlavo di te con Valentino.
Con quell'aria scanzonata e quello sguardo di chi si e ti prende sempre in giro.
Mi ricordo come fosse ieri, anche se invece sono passati anni ormai, di casa tua, delle visite che ti facevamo io e Vale e dei pomeriggi trascorsi in camera tua tra chiacchiere e fumate e delle tua frase "bella ragà".
Un dolore sordo e profondo...quando leggo di te nel blog, quando capisco da quello che scrivono di te le persone che ti sono state vicine, l'uomo che eri e che sei diventato e che non ho più avuto modo di frequentare.
Sono vicina ai tuoi genitori, ma soprattutto alla donna che è stata la tua compagna, non la conosco, ma conosco l'enorme sofferenza e l'angoscia che ti blocca in queste situazioni, che in certe mattine ti tiene legata a letto e che ti porta a pensare che niente ha più senso.
voglio dedicarti questa poesia di Emily Dickinson
Non conosciamo il tempo del distacco -
Il tremendo momento accade
E prende il suo posto fondamentale
Fra le certezze -
Una ferma apparenza ancora ci anima
Un biglietto - un'occasione - un amico -
Lo spettro di solidità
La cui sostanza è sabbia -
Sarei sempre nei miei pensieri e nei miei ricordi
un bacio Elisabetta
Ricordi sbiaditi
Questa è l’’unica foto che ho di Ivan
e fino a poco tempo fa era anche l’unico ricordo che avessi di lui.
Questa primavera ci siamo rivisti, dopo più di 20 anni, ad un funerale di una zia comune, a Sestola.
Una zia “per modo di dire”; di quelle parentele così lontane che non sai nemmeno quale sangue le leghi.
Forse neanche Ivan lo sapeva, ma evidentemente non gli importava: si è fatto più di 500 km, sbagliando strada, pur di esserci. Alla fine è arrivato stanco e trafelato…a funerale avvenuto.
Ha salito a due a due le scale del piccolo cimitero guardandosi intorno, cercando di capire se era ancora in tempo. Cercava di incrociare qualche sguardo conosciuto per chiedere spiegazioni, per sapere…
Tra me pensavo: Quel ragazzo assomiglia a Dino, è solo più giovane e … Ivan??!! Non sarà mica venuto fin qui da Roma per il funerale??!
Lui mi è subito venuto incontro, neanche mi avesse letto nel pensiero, e mi ha abbracciata come se fossi una cara amica.
Non lo vedevo da anni, ma mi sembrava di conoscerlo da sempre.
Era molto dispiaciuto per non essere arrivato in tempo.
Era davvero dispiaciuto. Non riusciva a darsi pace.
Poi mi ha chiesto di me, del mio lavoro, del mio matrimonio… “Magari quando mi trovo dalle tue parti mi fermo a Modena a trovarvi”.
Con poche parole e tanti sorrisi mi ha trasmesso un affetto e una dolcezza tali che…credo di essere arrossita!
Io lo guardavo e pensavo“Che bel ragazzo che è diventato”. E lui è arrossito; neanche mi avesse capita!
Poi un lungo abbraccio e un “a presto”…
Quel “a presto” è diventato un addio.
Ora riguardo questa foto e amaramente sorrido: non è più un ricordo sbiadito.
Con affetto sincero
Cristina
Ci resta il mare
Mi manchi tanto, mi mancano le tue gesta che sono anche le mie.
Non posso più dire ad irene, <guarda quello è ivan col motorello>
sfrecciavi su viale del policlinico, quanto ridevamo...
tu ci beccavi e ci dicevi: "a bionde do'annate"
Andavamo sempre li, noi ci andavamo liberi, padroni di incazzarci.
Mi manchi, perchè oggi sono sola li al giornale e tu ti sei portato via l'umanità di un sorriso amorevole per me e mia figlia.
Ci resta il mare...
Tecla e Irene
Qui dove il mare luccica
e tira forte il vento
su una vecchia terrazza davanti al golfo di Sorrento
un uomo abbraccia una ragazza
dopo che aveva pianto
poi si schiarisce la voce e ricomincia il canto
Te voglio bene assai
ma tanto tanto bene sai
e' una catena ormai
che scioglie il sangue dint' e' vene sai
Vide le luci in mezzo al mare
pensò alle notti la in America
ma erano solo le lampare
e la bianca scia di un'elica
sentì il dolore nella musica
si alzò dal Pianoforte
ma quando vide la luna uscire da una nuvola
gli sembrò più dolce anche la morte
Guardò negli occhi la ragazza
quegli occhi verdi come il mare
poi all'improvviso uscì una lacrima
e lui credette di affogare
Te voglio bene assai
ma tanto tanto bene sai
e' una catena ormai
e scioglie il sangue dint'e vene sai
Potenza della lirica
dove ogni dramma e' un falso
che con un po' di trucco e con la mimica
puoi diventare un altro
Ma due occhi che ti guardano
così vicini e veri
ti fanno scordare le parole
confondono i pensieri.
Così diventò tutto piccolo
anche le notti la in America
ti volti e vedi la tua vita
come la scia di un'elica
Ah si, e' la vita che finisce
ma lui non ci pensò poi tanto
anzi si sentiva felice
e ricominciò il suo canto
Te voglio bene assai
ma tanto tanto bene sai
e' una catena ormai
che scioglie il sangue dint'e vene sai
Lucio Dalla
Ivan ...una stella!
Caro Ivan, da dove iniziare? Dai ricordi di quando eravamo ancora piccoli, dall’ultima volta che ci siamo visti oppure dal dolore degli zii che non riesco, neanche vagamente ad immaginare. Sto male cugino e come me stanno male tutti: non ci rassegniamo, non capiamo e continuiamo a piangere sperando che, forse, tutte queste lacrime riescano a portare via un po’ di dolore. Ti vedo in continuazione negli occhi dei tuoi amici animali. Anche Balù sembra aver capito che ho un dolore enorme e con gli occhi sembra chiedermi: perché piangi ? Così fa Gaia quando vede una tua foto, dice: guarda mamma, Ivan è tornato giù…. Già giù…., come faccio a spiegare a mia figlia che non torni più giù ?!? Le ho detto che sei una stella …., per ora non mi viene in mente altro per spiegare ad una bambina di due anni la tua morte, Ivan è diventato una stella…... .e che stella caro cuginone….
Mi avevi promesso di venire in Puglia per vedere dove abitiamo, questa immensa distesa di verde che sembra non avere confini, so che ti sarebbe piaciuto molto; tu amante della natura e degli animali, avresti di certo trovato le parole per un altro articolo da inserire nella tua appena nata e già importante rubrica sugli animali.
Che dolore caro cugino quando penso ai nostri ritrovi natalizi, eri l’ultimo ad arrivare ed il primo a partire però arrivavi sempre….. e ti portavi dietro tutto il fascino delle tue esperienze, e noi cugini, incantati ad ascoltarti, ad ammirarti . Quante vigilie trascorse in bianco a raccontarci le ultime esperienze di vita vissuta in giro per il mondo, quante risate alle spalle dei nostri, quante giocate a poker tra sigarette e vino, quanti ricordi cugino caro……
L’ultima volta che ci siamo visti eravamo tutti felici ma soprattutto belli! La domenica mattina dovevamo partire ma abbiamo deciso tutti di restare e fare quel bellissimo pic nic improvvisato che ci ha dato la possibilità di stare insieme ancora qualche ora. Continuo a guardare le foto, a guardare il video di quel weekend , ad analizzare tutte le immagini in cui ci sei come se cercassi qualcosa, una risposta che mai avrò…..
Ciao cugino Ivan, alzo lo sguardo e ti vedo brillare e riesco a sorridere vedendo Gaia che ti saluta con la sua manina e con la convinzione che sei una stella!!!
Veronica
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PER UN AMICO IN PIU’ (RICCARDO COCCIANTE)
Tra tutte le canzoni che ci sono sul tema amicizia, credo che questa rispetti molto l’amore che Ivan aveva per i suoi amici.
non dico che dividerei una montagna
ma andrei a piedi certamente a bologna
per un amico in piu'
per un amico in piu'
perche' mi sento molto ricco e
molto meno infelice
e vedo anche quando c'e' poca luce
con un amico in piu'
con il mio amico in piu'
non farci caso tutto passa hanno
tradito anche me
almeno adesso tu sai bene chi e'
piccolo grande aiuto
discreto amico muto
il lavoro cosa vuoi che sia mai
un giorno bene un giorno male lo sai
da retta un poco a me
giochiamo a briscola
non posso certo diventare imbroglione
ma passerei qualche notte in prigione
per un amico in piu'
per un amico in piu'
perche' mi tiene ancor piu'caldo
di un pullover di lana
a volte e' meglio di una bella sottana
un caro amico in piu'
un caro amico in piu'
e se ti sei innamorato di lei
io rinuncio anche subito sai
forse guadagno qualcosa di piu'
un nuovo amico tu
perche un amico se lo svegli di notte
e' capitato gia
esce in pigiama e prende anche le botte
e poi te le rida'
ah na na na na na
ah na na na na na na
(instrumental)
per un amico in piu'
per un amico in piu'
per un amico in piu'
per un amico in piu'
capelli grigi si qualcuno ne hai
e' meglio avremo un po' piu'tempo
vedrai
divertendoci come non mai
ancora insieme noi
non dico che divederei una montagna
per un amico in piu'
ma andrei a piedi certamente a bologna
per un amico in piu'
ah na na na na na
ah na na na na na na
forse guadagno qualche cosa di piu'
un vero amico
Feliciano
Caro Ivan, hai piantato un seme e questo seme palpita e vive e cresce... come il nostro affetto
Caro dolce Ivan,
sono due mesi che ci manchi terribilmente. Ci manchi proprio ora, in questo momento difficile per le nostri sorti lavorative e politiche. L'estate sta sfumando verso un autunno incerto, il primo autunno senza la tua presenza, il tuo abbraccio, la tua voglia di cambiare le cose. Quante situazioni vorremmo commentare, ragionare e discutere insieme con te, sappiamo che sapresti trovare soluzioni da costruire a colpi di critiche, pugni nell'aria e una inesauribile forza dialettica. E quante volte ci capita di leggere una notizia e di sapere che tu ne avresti fatto l'articolo migliore.
Caro Ivan, la redazione tutta sta sfogliando l'archivio cartaceo alla ricerca dei tuoi articoli, selezioneremo i tuoi reportage dal mondo e li pubblicheremo in forma di libro da distribuire agli amici - e ti prego non dire che quei pezzi non erano belli, con la tua consueta modestia. Ci serviranno a ricordare che eri un giornalista vero, con un cuore gonfio di umanità. E, come ti avevamo promesso, ogni giovedì "Liberazione" continua a curare la pagina sugli animali grazie anche alla collaborazione attiva di molte persone che ti conoscevano poco ma che ti apprezzavano molto. Hai piantato un seme, e questo seme palpita e vive.
Ci sono due notizie che vorremmo darti. La prima è che i compagni di Pietralata hanno deciso di intitolarti il circolo di Rifondazione. Senza dubbi, all'unanimità. L'inaugurazione avverrà a fine ottobre, organizzeremo una serata e inviteremo chiunque vorrà partecipare. Sarà certo un momento doloroso, eppure abbiamo la sensazione che la sofferenza per la tua perdita trovi un piccolissimo, irragionevole senso soltanto quando viene vissuta insieme, nella collettività. Perché per il resto i nostri giorni scorrono vuoti.
La seconda iniziativa avverrà questa sera al centro sociale "La Torre", pianteremo un albero - un noce adulto, un albero possente e ci auguriamo centenario - per te, per quello che continui a significare per noi. L'appuntamento è verso le 18.30 in via Bertero 13. Chi vorrà potrà fermarsi alla Torre per cenare.
Caro Ivan, niente riuscirà mai a farci comprendere il motivo di quanto è successo. Siamo tornati tutti dalle ferie e, chini sulla tastiera, ci sentiamo soli.
Colleghi e amici di Liberazione
Ricordando Ivan a Pietralata
Intendo dire in maniera non rituale, formale. E’ una cosa che ho percepito forte, quasi traumatica, il giorno dei suoi funerali in quel caldissimo giorno di fine luglio; ma questa sensazione mi è ritornata più volte, in più occasioni, parlando con gente, compagni, diversissimi per interessi e carattere.
Non posso in realtà sorprendermi di ciò, perché è quello che è successo a me.
La sua umanità era, per così dire, “dilagante”, traboccava, e chi per natura tiene il cuore e la mente aperta proprio non poteva fare a meno di riceverla quella umanità che si presentava con un sorriso, con una battuta, con un’idea.
Ivan l’ho conosciuto un autunno di qualche anno fa (era il 2004)..l’ho conosciuto su un campo di calcetto, ricordo perfettamente la stretta di mano, il rituale dei nomi che si comunicano, ricordo la posizione precisa dove eravamo, ricordo le maglie rosse della squadra del circolo di Pietralata (di cui ero il segretario allora)..stavamo facendo la “sgambatura” iniziale prima della prima partita del torneo di calcetto tra i circoli di Rifondazione di Roma..e lui, come Daniele Zaccaria, erano i due oriundi del giornale che giocavano con noi.
Mi fece subito simpatia questo ragazzone dalla faccia sveglia..sarà che c’aveva l’aria di uno grosso che però si sente “smilzo” nell’anima..esattamente come me..:-)
Una delle cose che mi piacciono dei miei adorati Balcani è proprio questa: quando viaggi per quelle terre la fisicità conta, ci si “prende” anche per questo, e trovo ipocrita questa cosa tutta occidentale di frustrare o ridimensionare il lato fisico del conoscersi.
Già, i Balcani, di cui ho letto suoi bellissimi articoli, e di cui mi sarebbe tanto piaciuto parlare con questo possibile amico che non avrò…
Ritornando a quel torneo, Pietralata non doveva partecipare, lo sapemmo all’ultimo minuto, ci organizzammo al volo e giocammo pure noi, “Zac” in porta e Ivan in mezzo al campo a gestire la difesa e le ripartenze..
..e proprio qualche minuto dopo la nostra conoscenza, ecco un passaggio di Ivan dopo una palla recuperata in difesa, mi arriva sull’out di sinistra, un paio di tocchi, e poi diagonale di sinistro, il mio piede: portiere abbattuto, letteralmente..non avevamo segnato ma avevamo dimostrato che eravamo forti!
Il torneo lo vincemmo, squadra eccezionale, supermister (Massimino), presidente e preparatori atletici fantastici (i fratelli Brignardelli e il presidente Franco!)..Ivan si fece male al ginocchio alla seconda partita ma fu presente con noi, soprattutto nei festeggiamenti a via del Peperino..in giro ci deve essere una nostra foto con la maglietta storica “Pietralata regna”..
Ivan era uno che quando veniva a Pietralata non si portava la targhetta “via del policlinico”..come capita a qualcuno che lavora in direzione o al giornale..lui non aveva l’aria di chi veniva a portare la Pravda a Pietralata, ed allo stesso tempo non si poneva con l’approccio di chi viene a passare un paio d’ore di relax in borgata, coì’ come si potrebbe fare un giro allo zoo..
Per questo la gente, i compagni di Pietralata, gli voleva bene davvero, lo sentiva come uno di noi, molto più di compagni illustri che vengono e son venuti a Pietralata da più tempo e più volte..ma, ripeto, la frequenza, il numero di volte, non è una variabile importante quando parli di persone con l’umanità di Ivan..
Ivan l’ho visto sporadicamente in questi anni, il tempo di un “bella, come stai?” e poi tra maggio e luglio, in questo assurdo tunnel psicosociopolitico che è stato il VII congresso di Rifondazione, ha deciso di tesserarsi e di far politica attiva a Pietralata..c’è stato alle assemblee pre-congressuali, ha partecipato al congresso, è venuto anche al primo direttivo del circolo post-congresso, in un caldissimo pomeriggio di luglio (caldo come quel maledetto pomeriggio del Verano..)..
Dopo il mio intervento al congresso, in cui, tra l’altro, preoccupato, dicevo che dopo non aver capito l’atomizzazione della società, stavamo rischiando di riuscire, con le modalità congressuali che una parte del partito aveva impostato, nella difficile impresa di dividere l’atomo che era diventata Rifondazione, ricordo che venne a farmi i complimenti. Per me fu una soddisfazione incredibile, perché era uno brillante a scrivere, che articolava i pensieri bene assai..
L’ultima volta che l’ho visto è stato appunto al primo direttivo del circolo, a metà luglio..ricordo che sorrise del mio ossimoro quando, parlando di tutto quello che aspettava l’area Rifondazione per la Sinistra, dissi che bisognava avere “il coraggio di avere paura”, perché tirava una brutta aria e bisognava aspettarsi il peggio, anche col 48%..era bello, bello a priori, ma bello nella sua voglia di impegnarsi, era esaltante per noi, ricordo una chiacchierata con Maurizio in cui ci entusiasmavamo a vicenda per quel che Ivan avrebbe potuto dare e fare a Pietralata, per aprire veramente il campo della sinistra, con l’ambientalismo (quanto c’avrei voluto parlare di tante cose porca miseria!), con i mille contatti col mondo, con la sua mente e cuore aperti, freschi..
Invece, invece un sabato al tramonto, davanti al mio mare Jonio, nel pieno di un dibattito sulle eco-mafie che stavo facendo in Calabria con Libera, rispondo alla telefonata di Maurizio, che in lacrime mi dice quello che era impossibile credere..inaccettabile..guardavo quel mare (avrei scoperto dopo che quella era un’altra passione comune, che magnifico possibile amico che mi son perso..) e chiedevo alla mia parte credente di darmi un motivo per spiegare dov’era la presenza di Dio in questo evento..
Ho viaggiato due notti, per venire e tornare da Roma riuscendo a rispettare gli impegni giù e comunque esserci al funerale..ma per Ivan questo ed altro..ed in macchina, con la radio accesa, mi veniva in mente che avrei voluto chiedere a Laura, che avevo visto il giorno del congresso, qual’era la musica preferita di Ivan..che pensieri sciocchi ti fa fare la tristezza e la stanchezza!
Quel pomeriggio al Verano ho pianto senza ritegno..era incredibile vedere tutta quella gente che non era lì per circostanza, era lì perché un pezzo di sé se n’era andato.
Ricordo il volto di Nichi, casualmente vicino a me, davvero addolorato, provato..e poi quelle testimonianze piene di affetto, di malinconica dolcezza per questo ragazzone di 37 anni che davvero sembrava aver toccato mille vite in una vita sola..e poi il racconto di Laura..lì le lacrime sono uscite senza nessun pudore..non è facile per me piangere in pubblico, non lo dico per dire..mio padre è stato ammazzato dalla ‘ndrangheta quando avevo 8 anni..e quando mia mamma venne a dircelo, a me e mia sorella, portati lontano per protezione, io non piansi, troppa gente intorno..da lì è rimasta questa avversione a piangere in pubblico..ma durante il racconto di Laura piangevo e non mi nascondevo.. perchè il dolore era dentro di me, vestito della dolcezza di quei ricordi, di due strade che decidono di avvicinarsi per diventare casa e riprendere la strada insieme..e forse quanto questa cosa mi tocchi lo può capire solo un’altra Laura..ed in questo, anche in questo, sento vicino Ivan..vicino come era quel giorno al direttivo del circolo.. seduto proprio lì, a metà del tavolo dei volantini, entrando, sulla destra..
Quando l’ho salutato dovevo andar via per andare a un’altra riunione, frettolosamente (maledetta politica piccola delle beghe di partito!)..volevo parlargli del viaggio in Nepal che avrei fatto ad agosto..e Dio (e Maurizio, che informavo via sms) sanno quante volte lì, a 4 mila metri ho pensato che lui avrebbe scritto pagine bellissime di questo piccolo paese appena diventato maoista, stretto tra Cina ed India, tra l’Himalaya e Buddha..
Per tutti questi motivi disordinati e confusi, e per tanti tanti altri, che questo circolo sia intitolato alla memoria di Ivan è solo un piccolo segno, nulla rispetto al dolore di Laura, di Dino e Francesca, nulla rispetto al vuoto che ha lasciato in mille vite, ma è un segno assolutamente importante e necessario per noi, del circolo “Ivan Bonfanti” di Pietralata.
Alfredo
L'amata, gli amici, i parenti

Ciao amore, sono tornata in via dei Marrucini e non so spiegarmi la tua assenza. Dormo male, la mattina piango.
Tutto è stravolto, le abitudini che avevamo preso insieme, quei piccoli riti soltanto nostri, il ritmo delle giornate, le telefonate che mi facevi per dirmi anche solo "ciao", il caffé che ti preparavo la mattina, il bacio che ti davo per svegliarti, la doccia sul terrazzo col bagnoschiuma, la domenica scendevi e comperavi i giornali, io sul divano la sera, stanca, mentre preparavi la zuppa, il tuo abbraccio amoroso nel tentativo di lenire il mio mal di stomaco, le puntate di Lost, il viaggio che dovevamo fare a febbraio, al mare, le cene con gli amici e le chiacchierate infinite, quando tornavi dal lavoro buttavi il cappotto sulla sedia e cominciavi a borbottare per ore e io ti ascoltavo finché la tensione si scioglieva e rimanevamo abbracciati davanti ad un film (l'ultimo, ti ricordi?, ti era piaciuto tanto ed era una terribile premonizione, The Others), poi volevo andare a dormire e mi pregavi di restare sveglia un altro pochino, a parlare ancora. L'ultima sera insieme eri di buonumore, cena con Fabrizio e Alessia, fino a tardi abbiamo cercato su internet una casa in campagna, facevi l'imbonitore e presentavi casali fatiscenti accanto alla tangenziale facendoli passare per ottime occasioni da non perdere. Ridevo.
Eravamo felici, ti ricordi? Ora ti immagino ovunque, accanto a me mentre scrivo questa piccola lettera, la sensazione di non riuscire a esprimere nemmeno un millesimo di quanto vorrei dirti, di quanto mi manchi. Rimangono gli oggetti, per te preziosi come tracce, le cose che comperammo insieme e che mi parlano di te, continuamente. La mucca di metallo con le chiavi, la caraffa di vetro blu (si è rotta e avevi ragione: avevamo fatto un pessimo affare), la bici che ti regalò tuo padre, la giacca per il matrimonio di tua cugina, le scarpe nuove, il cuscino colorato. Volevamo abbellire questa casetta, volevamo vivere.
Amore, continuo a non capire cosa sia successo.
laura
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Ciao amore,
l'altro giorno mi trovavo nell'aereo e leggevo un articolo sulla cattura di Karadzic. Avrei voluto leggertelo e commentarlo con te. Poi ho pianto perché questo non lo posso fare, così come non hai potuto assaggiare la deliziosa frittata di zia Imelda a Mompeo, e così come non potrò mai più intrecciare il mio piede alla tua gamba mentre dormo. Eppure dentro di me continuo a parlarti. Come se fossi sordo, cieco e muto mi invento un linguaggio speciale per decifrarti le cose che non puoi sentire né vedere. Le piantine stanno bene, fa molto caldo e il sole le brucia un poco, eppure sono le sole creature sane della casa. La casetta. E' venuta un sacco di gente questi giorni, sul lettone hanno dormito mio fratello e poi Mantovani con Morena. Ho visto Palermo per la prima volta, ho mangiato un sacco di cose buone.
Sono tornata a Liberazione dopo quel giorno e Edoardo ti ha riportato il motorino che ora userà tuo padre.
Ivan caro, parlando con gli amici di una vita scopro molte cose di te che non conoscevo. Ieri sera mentre cenavamo a Mompeo col cuore gonfio ho visto una stella cadente. Sembra una romanticheria di quelle che odio, e invece era proprio uguale a quella che vidi quella sera che in
macchina mi portasti in campagna per la prima volta e guidando cantavamo De André. Non sono mai stata una sentimentale, ma da quel sabato sono tutta sentimento e niente ragione.
Amore, sto provando a vivere senza di te. A volte ci riesco male, a volte proprio non mi viene.
Domani ti andremo a prendere e ti metteremo accanto a Bacco. Non so dove sei, ma se solo tu potessi sapere che vicino ti cresceranno due piante di acero, questo ti darebbe un pochino di sollievo.
Ti prometto che sarò forte, mi hai insegnato a non fare piagnistei e io seguirò il tuo consiglio.
Ti scriverò ancora, ti farò sapere quello che succede qui.
Laura
_________________
LA STRADA
Che nottata! I sogni o non vengono affatto
oppure si tratta di un sogno che forse
annuncia una perdita. La scorsa notte mi hanno abbandonato
senza una parola in una strada di campagna.
In una casa laggiù sulle colline c'era una luce
non più grande di una stella.
Ma avevo paura di andarci e ho continuato a camminare.
Poi mi sono risvegliata al rumore della pioggia sui vetri.
Vicino alla finestra un vaso di fiori.
L'odore del caffé e tu che ti tocchi i capelli
con il gesto di chi non c'è più da anni.
Ma c'è un pezzo di pane sotto il tavolo
accanto ai tuoi piedi. E una fila di formiche
va avanti e indietro da una fessura sul pavimento.
Non sorridi più.
Fammi un favore stamattina. Chiudi le tende e torna a letto.
Lascia perdere il caffé. Faremo finta
di essere in un paese straniero, innamorati.
(Poesia di Raymond Carver)

Ti vedo muoverti.. gesticolare.. andare incontro alla vita
con la tua vitale irruenza, continuamente sei presente, nei mille modi del tuo essere e del tuo poter essere, del mio sentirti, pensarti, immaginarti.
Sei presente, ma tu non sei più con noi.
Presenza assoluta ora
e ancor di più mancanza assoluta.
Il dolore di tua madre e di tuo padre
sono costanti e infiniti.
E’ difficile tra te e me ora.
Sei morto. Così si dice.
Così succede alla vita.
Non c’e’ facile consolazione
solo la tua assurda mancanza
il dolore di noi tutti
Ivan amatissimo
eravamo tra noi orgogliosi
del nostro amore e simpatia
del nostro filo sotterraneo
nonostante la distanza
il nostro movimento di vita
ci faceva incontrare.
Ci incontravamo
Un amore da sempre
poco il tempo
poche le parole
un amore da sempre.
Portarti dentro
fare spazio in me
alla tua presenza assenza
lasciarmi trasformare
da qualcosa di te
metterti dentro
questo mi resta
Questo mi resta
trattenerti essere viva
per me e per te
Questo mi resta
Zia Imelda
_________________________

Ivan, questa non me la dovevi fare.
Sono a Beirut e solo pochi giorni fa ti pensavo e volevamo dirti che aspettiamo un bambino. E invece mi arriva un sms del cazzo alle 4 di un pomeriggio e mi dice che te ne sei andato, all'improvviso.
Non si fa così per dio. Siamo molto tristi, tutti. Ci hai fatto piangere.
Avrei voluto riabbracciarti e sentire ancora la tua voce.
Lo faccio ora mio caro amico. Ti riabbraccio forte forte.
Ciao
Il tuo amico laziale
Antonello
Non conoscevo bene Ivan
Non conoscevo bene Ivan.
Non eravamo amici, né colleghi o compagni. Eravamo cugini. Ho letto tanto su di lui in questi giorni, sui suoi progetti e sulle sue straordinarie esperienze di vita. Ho ascoltato testimonianze
commoventi di chi gli era vicino quotidianamente e mi sono ritrovata a pensare che è triste e crudele capire troppo tardi chi era Ivan. Un rimpianto irragionevole - ma in questi momenti inevitabile - che rimbalza di bocca in bocca fra noi tutti cugini e zii.
Eravamo cugini, Ivan ed io. E Sara, Christian, Veronica. E poi Lizzi, Anna e Giovanni. Cugini speciali, perché la nostra è una famiglia speciale. E Ivan lo sapeva. Lo sapevamo tutti. Ci siamo sempre voluti così bene e ci divertivamo ancora tanto, tutti insieme, nei nostri rituali ritrovi. Siamo cresciuti così, noi cugini. Fino al nostro ultimo incontro, due mesi fa, C'eravamo proprio tutti, ancora tutti.
Ci sentivamo anche tanto fortunati. Ce lo siamo ripetuto, durante quei due giorni sereni e spensierati.
Caro cugino, da due settimane cerco di parlarti e non ci riesco. Non ci riesco ancora. Non so cosa dire, non saprei nemmeno come dirla.
Posso solo dirti che no, non ci sentiamo più una famiglia fortunata, ma di certo ci sentiamo ancora una famiglia speciale. E continueremo a ritrovarci ancora, con lo stesso immutato affetto che da 37 anni ci vede discendere a Natale nella casa del nonno a Noventa, o per Pasqua lungo i colli Sabini verso Mompeo. Non sarà facile senza di te, Ivan, non sarà per niente facile…
Ma sta' tranquillo, cugino, non molliamo la presa... anzi, ci stringeremo ancora più forte. Te lo prometto.
Silvia
In Memory of Ivan
Hello,
I am representing the Online-Community Guild of SUN, Ivan was a well respected and beloved member of. Twenty of us actually had been together in Vienna at a wedding of a friend and had to experience this tragedy first hand. For all of us, this was the most horrible day we ever experienced in our life.
I want to Quote a members post about Ivan's death:
"I'm honored to have known Ivan - he had a unique way of passing on his joy of life to those around him. I don't pretend that I knew him well, but the times I met him, I always enjoyed his warmth, hospitality and friendliness greatly - something we could all learn from. Surely he deserved to live much, much longer. What a sad time."
We made a small video in memory of Ivan how we have known him. I am glad you already have posted it here on this site for everyone to watch this amazing person, a kind of person you only have a chance to meet once or twice in your life. It is hard to understand why always the best people have to leave so early.
We want to express our sincerest condolences to Ivans death.
"Ivan ti porteremo sempre nei nostri cuori"
http://www.guildofsun.com/
Respectfully,
Peter Hinterlechner
www.guildofsun.com
Ciao Ivan..
Ciao Ivan,
è da qualche giorno che ho voglia di scriverti, di mettere su carta questi pensieri. Chissà, forse perché sono convinto che in questo modo, con queste parole ti si possa parlare ancora, schiettamente come sempre.
D'altronde è a te - e solo a te, a pensarci ora - che ho raccontato le mie novità, le mie ultime vicissitudini, e l'ho fatto come se di fronte a me avessi un fratello maggiore a cui confidare tutto: ne abbiamo parlato meno di un mese fa sul terrazzo, ricordi? E come sempre tu, serio, dolce, severo, sensibile come sapevi essere tu, ma sempre certo di cosa stavi per dire, con un
sorriso più grande del solito hai benedetto i miei pensieri, con un sorriso che equivaleva a una pacca sulla spalla. Non me ne hai date di pacche, ma quella volta te l'assicuro, l'ho sentita lo stesso.
È da qualche giorno che ho voglia di scriverti.
Convinto come forse può esserlo un bambino quando confonde sogno e realtà. Già, la realtà. Quella stessa realtà che ci avverte che non ci sei. Certo, non ci sei fisicamente, soltanto fisicamente, perché tu sei qui, al di là della retorica e delle banali parole.
Tu sei qui, come un bambino che ha sempre voglia di giocare, di buttarsi nella mischia, di mettersi in discussione, di sorridere e scherzare, proprio come un gigante buono, proprio come nelle favole migliori, anche se il lieto fine stavolta non c'è stato davvero.
Caro Ivan, proprio come un bambino anche io adesso, vorrei che queste parole che mi scivolano tra le mani fossero intrise di magia, per poterti trattenere ancora qui, per vederti anche solo bisbigliare con Laura d'un amore che merivata ben altro.
Vorrei trattenerti qui, ancorato a questa vita che per quanto dura, sciocca, brutta, assurda da fare schifo, è sempre la vita.
Anche oggi mentre eravamo tutti assieme da te, ho pensato a quanto sarebbe stato bello se nel mezzo di quel silenzio che metteva brividi addosso, la tua voce fosse riecheggiata con quel tuo modo spontaneo e vero di salutare, di introdurti in una stanza o di iniziare una chiacchierata fuori dai soliti schemi, partendo da un nonnulla.
Ecco, ho sperato che in quel bosco di silenzio che ci avvolgeva fuori al tempietto (dannato tempietto!), giungesse il tuo «A regà!!», gridato con da dietro un albero, per annunciarci con un sorriso pieno, che era tutto uno scherzo.
Come un bambino mi sono aggrappato a questo desiderio, come fanno i bambini ostinato che piangono fino all'estremo pur di ottenere dai genitori il giocattolo tanto agognato. Ecco, proprio alla stessa maniera, ma stavolta - ahimè - le lacrime non son servite.
Per un attimo ho immaginato che dapprima un cane, poi un gatto, poi poco a poco altri animali si avvicinavano al tempietto, per salutarti, in silenzio, in quello stesso silenzio dove le lacrime non hanno trovato voce. E forse c'erano davvero, tutti in fila, tutti gli animali del mondo, anche se nessuno di noi è riuscito a vederli.
Se ci penso adesso... Se ci penso adesso, se ti penso mi dico che tu Ivan, tu sei stato vincitore e vinto.
Sei stato vincitore in tutto ciò che hai voluto fare, in tutte le cose che ti hanno visto coinvolto, in tutte le circostanze che hai affrontato senza mai tirarti indietro, sempre con lo sguardo gettato
sempre più in là delle cose, quelle cose che agli occhi degli altri potevano confondersi nella nebbia travestita.
E sei stato vinto.
Sì, sei stato vinto. Vinto come lo è chi nelle cose che fa ci mette il cuore e lascia che il cuore sia sempre vicino ai più deboli, a quelli indifesi, quelli che se potessero parlare... Ecco, tu sei stato vinto in partenza, proprio perché hai lasciato che prendessero la tua voce tutti coloro che altrimenti noi non avremmo potuto ascoltare, e non a caso qui, in redazione, sei stato proprio tu a volerla così tanto, questa pagina dedicata agli animali.
Ecco, ecco perché sei stato vinto, oltre che vincitore: perché a sconfiggerti è stato quell'amore che dovrebbe prevalere in ciascuno di noi, quella sensibilità, quell'altruismo che ti ha fatto re e che è così lontano da queste pareti di mondo.
Sei motivo per gridare vendetta al cielo, con tutte le parole possibili!
E nonostante siano state poche le occasioni per conoscerci meglio, al di là delle battute strappate al volo per le scale e dei sorrisi scambiati dopo una pagina chiusa con fatica la sera tardi, adesso i pochi ricordi riaffiorano nella mente e come coltelli mi trafiggono gli occhi facendomi lacrimare a sangue per il dolore che provo.
Ciao Ivan
Ramon
Mio dolce Ivan..
Mio dolce Ivan,
sconcerto, rabbia e disperazione mi rendono ancora adesso impossibile dire qualcosa di sensato, trovare un insieme di parole che possano esprimere in qualche modo quello che sei per me… Non sono preparata a questo.
Eppure voglio provare, perché tu (ancora prima che lo facesse la vita) mi hai insegnato che a volte c'è un solo momento buono per dire qualcosa, e che se si perde quell'attimo si è persa per sempre un'occasione.
Allora, provo a non perderla. Provo ad unire la mia voce a quella di altri/e.
Mi assalgono in un modo innaturale centinaia di immagini, di circostanze, di frasi, di parole che abbiamo condiviso insieme, e in mezzo a tutta questa ricchezza e varietà di ricordi, mi perdo con una facilità che è disarmante.
Mi accorgo che esiste, alla base della mia storia, un terreno solido, resistente, formato da poche persone, poche presenze decisive, che hanno reso stabile il mio camminare.
Tu sei una di queste.
Per questo adesso mi è impossibile descrivere in poche righe il contributo che hai dato alla mia vita.
Impossibile descrivere l'entusiasmo che mi hai insegnato a provare di fronte ad ogni cosa del mondo: è tutto racchiuso in una risata, in una battuta, o magari in una imprecazione detta in veneto.
Niente ti lasciava mai indifferente. La realtà vista attraverso il tuo sguardo diventava subito un groviglio complesso che a te piaceva provare a districare. Lo facevi con pazienza e testardaggine, mosso a volte da curiosità a volte da rabbia, ma dedicando sempre tanta
attenzione a chi ti circondava.
Sei sempre stato paziente e generoso, ipersensibile ad ogni forma di vita.
Mi ricordo, per esempio, di te con Bacco, di quando andavamo ad addestrarlo la domenica mattina. Eri buffo immerso nel ruolo di colui che elargisce ricompense e castighi, non sembravi tanto a tuo agio eppure lo facevi, impegnandoti come sempre al meglio possibile.
Io ti ho chiesto perché ci tenessi tanto ad addestrare Bacco e tu hai risposto che cercavi di dare un senso almeno alla vita del tuo amato cane.
"Una vita senza senso è una tortura", dicevi.
Così, mentre addestravi Bacco, hai insegnato a me, adolescente maldestra e piena di paure, ad aver fame di un significato nella vita.
Non ti ringrazierò mai abbastanza per questo.
Adesso che sono qui, immersa in una situazione che mi sembra davvero irreale e per la quale non trovo soluzioni, mi accorgo, semplicemente, che tu fai parte delle mie radici, delle fondamenta della mia storia.
Mi impressiona constatare quanti dettagli di te porto dentro, e in che modo meraviglioso questi mi abbiano aiutata a crescere, ad andare avanti, anno dopo anno, anche quando ci vedevamo molto meno.
Solo questo riesco a dirti, adesso, delle mille cose possibili. Non riesco ad elencare le tue qualità, e nemmeno i tuoi difetti. Non riesco a descrivere i tanti ricordi. Non riesco a mettere ordine alle emozioni, a collocarti da qualche parte, a trovarti un posto.
A te non piaceva avere "un posto". Tu avevi bisogno di spazio….
Allora voglio chiudere questo scritto (che sta diventando inevitabilmente fin troppo patetico per noi!) aiutandomi con alcune tue parole.
Sono prese da una lettera dell'inverno del 1992. Eri in viaggio, tanto per cambiare…
Le voglio condividere perché ti descrivono meglio di come potrei fare io in questo momento, e perché parlano della tua vita:
"… c'è qualcosa in questo grigio inverno che viviamo che mi riempie il cuore,
una speranza che accompagna il mio spirito lungo il cammino,
una forza nuova che mi ribolle nel sangue come il cuore di un vulcano.
E questo qualcosa sono io, io che sto cercando di vivere la vita senza sfuggirla, all'inseguimento di sogni che potrebbero non soddisfarmi mai…"
A distanza di anni possiamo dire che hai ottenuto e suscitato molte di queste soddisfazioni…
Mi è bastato vedere quante amiche e quanti amici hai radunato in questi giorni dai quattro angoli del pianeta, e mi è bastato sentire o leggere le loro parole, per trovare dentro di me la conferma di quale tesoro sei stato per chiunque abbia avuto la fortuna di conoscerti.
Ti vedo adesso camminare nel verde, le scarpe piene di fango, con Bacco al tuo fianco. Ridi, tiri un bastone perché sai che a Bacco piace giocare con te più di ogni altra cosa. E Bacco ti riporta sempre il bastone, perché l'amore è generoso…
Olga
Solo un tassello…
Mi sento piccolo, come questo tassello che va ad incastrarsi nel mosaico di rimpianti, ricordi, poesia che si sta costruendo in questi terribili giorni.
Ivan, quante lacrime quando passo sotto casa tua. Alzo lo sguardo e ti immagino ancora là sull'infinito terrazzo con Laura o un gruppo di amici, o solo a meditare e sdrammatizzare sugli eventi della vita, pensare al tuo prossimo viaggio, innaffiare le piante...
Era il '95 o il '96 quando ci siamo ritrovati in un agriturist a Monte Rufeno durante un soggiorno estivo per disabili. Eri più o meno come ti avevo immaginato dai discorsi che su di te ogni tanto
Francesca faceva in ufficio tra un colloquio ed una pausa-caffè… ma anche molto, molto diverso da come ti avevo immaginato. In te la semplicità e la complessità, la molteplicità e l'unicità convivevano in un mix di straordinaria ricchezza.
Ho sempre pensato (guai a dirtelo direttamente) "Se non ci fossero le persone come te, che grigiore l'umanità...". Delicato, raffinato, ma anche solido e spregiudicato all'occorrenza, tenebroso e trasparente, sognatore e concreto. Profondo. Inutile aggiungere altri aggettivi,
non voglio ripetere cose vere, bellissime, che sono state dette e scritte su di te in questi terribili giorni.
Quel soggiorno per te era una esperienza da aggiungere a mille altre, dettate dal tuo grande desiderio e bisogno di conoscenza.
Diventava anche una occasione di confronto con la diversità, ma anche le affinità, che nel rapporto con i ragazzi disabili, spesso inaspettatamente, emergono più spontanee ed intense di quanto non avvenga "tra normali". E quanto ti colpivano i gesti di Giorgio, il ragazzo autistico, apparentemente indecifrabili anche per uno del mestiere! E quanto eri curioso e desideroso di dare un senso alle frasi inconsuete di Anna che farneticava tra fantasie psicotiche e
adolescenziali! Generoso come pochi, sensibile, intelligente, amabile, simpatico, autentico. Ecco, l'autenticità è forse la prima cosa che mi ha fortemente colpito di te. Conoscerti è stato un regalo…
…E quanto mi piaceva leggere i tuoi articoli, così interessanti, lontani da quel giornalismo banale e di maniera che hai sempre rifiutato. Ricordi la penna che simbolicamente ti regalai come portafortuna a fine soggiorno? La dedica forse un po' retorica, a te la retorica non piaceva affatto, l'augurio pieno di sincerità…
…E quanto fascino dai tuoi sguardi, i gesti, le battute, le parole sottovoce, addirittura i silenzi. Seducente, affascinante persino con gli uomini, figuriamoci con le donne... E quanto ti arrabbiavi per le ingiustizie! Già, quanti splendidi articoli nati dal tuo inchiostro ho
potuto gustare in questi anni. Pieni di umanità, saggezza, impegno sociale… Sguardo penetrante che riusciva, in questi anni così difficili, a fermarsi e capire ciò che molti non riescono, o non vogliono, capire (quanti giovani avranno da imparare dal tuo modo di
scrivere sensibile, intenso e appassionato)...
...Tutte doti che ti appartenevano e ti appartengono ancora, perché nessuna morte le può levare. Tutte doti che ho sempre ritrovato in Francesca e Dino...
…Cari, cari Francesca e Dino, inutile sprecare parole. Dico solo che quell'abbraccio fisico e simbolico di noi tutti e di quelli che a distanza si sono uniti in quel momento così doloroso e intenso di lacrime, si trasformi in "qualcosa", in un pezzo di vita (non mi viene altra espressione) che vi sostenga e sostenga anche noi. Almeno un po', per quanto possibile.
Ciao Laura che non conosco, ti abbraccio forte forte.
Ivan, quando passo sotto casa tua alzo lo sguardo e ti immagino...
Alfredo Varone
Mail da Liberazione del 27/07
Ivan, il cordoglio della Lav
La Lav Lega Anti Vivisezione esprime cordoglio per l’improvvisa scomparsa di Ivan Bonfanti.
Lav Lega Anti Vivisezione Roma
Il suo amore, il suo impegno per gli animali
Cara “Liberazione”, increduli e sconvolti per la scomparsa di Ivan, siamo vicini ai familiari ed ai colleghi, ricordando il suo amore e il suo grande impegno per gli animali. Nella tristezza, ci rimane però la speranza che il suo impegno abbia avuto un senso e che ora continui con voi. Un abbraccio
Lav Mantova
Continuate a scrivere le sue idee
Cara “Liberazione”, mi unisco alla
redazione e a tutti coloro che piangono
la prematura e ingiusta scomparsa di
Ivan Bonfanti, per chi ha avuto la
fortuna di conoscere la sua infinita
dolcezza e la sua sagace intelligenza, per
chi in questi anni gli è stato accanto.
Ivan forse era l’anima di “Liberazione”,
di un giornale che mi ha dato la
possibilità in questi giorni così tristi di
conoscere meglio questo giornalista così
speciale. Non so quale sarà il futuro di
“Liberazione”, dei tanti e nuovi spazi di
discussione aperti in questi anni, credo
però che tutti noi, militanti e semplici
lettori, abbiamo il dovere di sostenere lo
straordinario lavoro di questo giornale e
farlo seguendo il solco che Ivan con la
sua carica di vita ha contribuito a creare.
Sarà questo il modo migliore di
ricordarlo e dare senso profondo al suo
impegno e alla sua generosità.
Continuate a scrivere di lui, date corpo
alle sue idee e al suo entusiasmo.
Sarebbe bello che “Liberazione”
pubblicasse tutti i numeri di “Uè”,
magari ci avete già pensato. Ciao caro
Ivan, ti porterò sempre con me.
Elisa via e-mail
Mail da Liberazione del 25/07
Ivan, che poteva fare ancora molto per gli animali
Caro direttore, incredulità, senso di smarrimento, sono questi i
sentimenti che provo dal momento che ho saputo della scomparsa di
Ivan. E rabbia anche, perché c'era ancora tanto bisogno di lui in
questo mondo. Mi è stato concesso solo il tempo per conoscerlo
telefonicamente, ogni volta ripetendoci che alla prima occasione ci
saremmo visti di persona. E speravo di conoscerlo presto perché mi era
sembrato davvero quella persona bella e generosa di cui mi aveva
parlato Gualtiero. Invece no. Ora sinceramente come animalista mi
sento più sola. Se ne è andato uno di noi, una persona che poteva fare
molto per la causa dei diritti animali. Una persona che invece ha
fatto appena in tempo a lanciare e realizzare quell'incredibile
proposta: una rubrica animalista su "Liberazione"! Appena in tempo...
Certo è presto per capire cosa succederà. Io ancora stento a
capacitarmi della sua morte, figuriamoci delle conseguenze che avrà,
però spero che il suo sogno non muoia con lui. Questo sì sarebbe
triste. Spero che "Liberazione", in suo ricordo, voglia mantenere
questo spazio. Non so come, ma lo spero davvero
Viviana via e-mail
Mi dispiace che non sei più vicino a noi
Gentilissima redazione, sono un compagno che ha conosciuto Ivan
durante ad una Festa di "Liberazione" che si è svolta ai Mercati
generali (a Roma, ndr). Sono molto vicino ai genitori ed alla sua
ragazza. Sono molto dispiaciuto che il compagno Ivan non sia più
vicino a noi.
Cartolante via e-mail
La partecipazione e il ricordo di Rinascita online
Caro direttore, la redazione di Rinascita online partecipa al dolore
della famiglia e dei compagni di "Liberazione" e Rifondazione per la
perdita di Ivan Bonfanti.
La Redazione di Rinascita online
Non doveva accadere!
Grazie Ivan
Grazie Ivan, in particolare per il tuo impegno a favore degli animali;
non doveva accadere...
Isa via e-mail
Nei nostri pensieri, nella sofferenza e nella solidarietà
Non piangete sul mio ricordo / Sarò tra le nubi nel vento / nella luce
splendente del sole / in sintonia con i vostri pensieri / Non sarò in
cielo / Sarò tra i voli degli uccelli / nelle chiome frondose degli
alberi / intorno al vostro incessante operare /Non vi guarderò da
lassù / Sarò tra le lacrime della solidarietà / negli infiniti canti
della sofferenza / in simbiosi con la fratellanza umana / Continuate a
lottare e a volervi bene.
Aldo Fappani via e-mail
per amore della giustizia
Caro Ivan
ti ricordo come in questa foto, nel "boschetto", il giardino nella nostra scuola elementare a Villa Paganini, sempre a discutere su come formare le squadre, a sindacare su un tiro fuori o dentro la porta, come sempre fatta di due giacchetti buttati per terra in mezzo alla polvere.
Ricordo la tua espressione della foto, un po' seccata, lamentosa e ironica al tempo stesso, nel constatare che gli altri erano lenti a capire le cose, che ti facevano perdere tempo in una discussione inutile, mentre il gioco era lì che aspettava, il tempo scorreva, non si fermava ad attenderci.
Ricordo la R4 rossa di tuo padre, quest'uomo fermo, solido, calmo, con i piedi posati a terra, somigliante a te fin da bambino, e si capiva bene che se così piccolo eri già forte, questo di doveva a lui, alla sua integrità.
Ti ho rivisto l'estate scorsa, forse dopo 25 anni, ed eri sempre tu, ed eravamo ancora noi, mai contenti, sempre in cerca della verità, noi tutti compagni di quella strana scuola che da bambini ha fecondato le nostri menti in maniera irreparabile.
E dopo una vita, la tua, la mia, la nostra, dove il pensiero critico laico e ateo è diventato una fede, sempre alla ricerca di quell'Assoluto chiamato Giustizia, oggi mi assale il sospetto che cercando la giustizia abbiamo sempre cercato l'Assoluto, a modo nostro anche noi atei da sempre abbiamo cercato Dio così, forse perché nessuno ci ha insegnato a farlo in altro modo.
Caro Ivan, spero che dove sei oggi ti accolga la giustizia che hai sempre cercato.
un tuo compagno di classeivan

una foto fatta durante una cena da Ivan, il 24 gennaio del 2004, un freddo cane e niente riscaldamento. Ma lui aveva messo comunque a disposizione casa, cibo e vino per gli amici delle elementari. Come sempre, con tutti.
Ciao Ivan, ti ricordi quel «pastore»?
Ivan è morto ieri pomeriggio, a Vienna. Un malore inspiegabile, durante le nozze di un amico. Aveva 37 anni.
Era uno di noi anche se era di Liberazione. Cominciò collaborando a quel giornale, poi una crisi economica e politica, una lotta di giornalisti contro l'editore, una nottata intera a chiudere la trattativa al ministero del lavoro. Arrivò l'alba, ma tra gli assunti non c'era il suo nome. E allora io non firmo, disse uno. Il direttore generale del ministro Treu, con le vene del collo grosse come due gomene, esplose: io non posso sapere il nome del lavoratore, io faccio diecimila cassintegrazioni al colpo! Frega niente, io non firmo.
Venne assunto su due piedi, agli esteri. Capirono subito di avere fatto bene.
Ivan era bravo, accidenti. Ha scritto da mezza Europa. E' stato espulso da Praga durante un vertice. Ha raccontato barzellette al leader delle Farc Raul Reyes che in segreto a Roma trattava la pace con la Colombia. Gli hanno sparato dietro in Palestina. In Palestina, che aveva raccontato senza acredini pseudo-militanti e con la passione del narratore coinvolto. In Palestina, dove aveva lasciato il cuore - ma riportato, saggiamente, un giubbotto antiproiettile. Era vegetariano. Amava i cani, il mare, il calcio, scrivere - non necessariamente in quest'ordine. Stiamo qui a ricordarlo allegro di vivere e ci viene in mente che nella piega dei suoi occhi, anche dentro la risata più grossa, anche all'ultimo giro, c'era a tratti un dolore che troppo tardi possiamo capire.
Dovremo farci bastare un pugno di ricordi, di pezzi sul giornale che durano un giorno e poi ci si incarta il pesce - ma non è vero niente, alcuni durano un sacco. Nessuna spiegazione, non ce ne sono mai. Ciao Ivan, ce la caveremo. Ma ci manchi già.
Andrea Fabozzi, Alessandro Mantovani, Daniela Preziosi, Luca Tomassini, Roberto Zanini




